domenica 16 aprile 2023

Lisa, designer

  Voce narrante del romanzo è la protagonista Lisa, designer che per prendersi una pausa sentimentale da una relazione che non procede nella direzione da lei auspicata lascia le luci di New York e si rifugia nella presunta quiete autunnale di Cape Cod. Peccato che poco dopo il suo arrivo Lisa scopra un cadavere, quello di una giovane donna dai lunghi capelli argentei affogata in mare e sbattuta dalla tempesta contro gli scogli come una sirena sventurata. Questo macabro ritrovamento darà il via naturalmente alle indagini della polizia ma anche ai pettegolezzi ed alle illazioni, nonché ad una parallela indagine informale di Lisa che vuole scoprire cosa davvero sia successo a Karin perché (avendo scoperto lei il cadavere ed alloggiando in casa della zia della ragazza) si sente coinvolta in quanto accaduto. Due immagini delle spiagge che circondano Cape Cod, luoghi chiave nello svolgersi della vicenda narrata dalla Barroll Un’eroina dunque abbastanza impicciona da mettersi nei guai con il suo perenne ficcanasare, ma contemporaneamente simpatica il giusto per permettere ai lettori di immedesimarsi nelle sue ansie, nei suoi dubbi, nelle sue illazioni. D’altra parte sono le dilettantesche domande di Lisa a permetterle di scoprire una tale messe di informazioni da rendere facile celarsi, in tanta abbondanza, anche gli indizi che portano alla soluzione del mistero. Mistero a mio parere ben condotto visto che dopo il primo delitto iniziale l’autrice intorbidisce ulteriormente l’atmosfera non solo con nuove minacce nel presente, ma anche con foschi legami al passato. E la spiegazione finale arriva coerente, non solo nel delineare fatti persone e moventi, ma anche nella modalità stessa con cui si giunge a dipanare la matassa e a tirare le somme. Buono anche il ricco cast di personaggi coinvolti, che spaziano dalla conoscenza occasionale all’amico, dal sospettato (per movente ed occasione) all’integerrimo avvocato capace di fare un po’ di luce non tanto sul delitto ma sulle figure coinvolte e i loro rapporti reciproci. Tanti uomini e donne dunque, le cui vite si intrecciano come capita nei paesini dove tutti si conoscono, e che collaborano a ricreare efficacemente l’atmosfera di piccolo centro rivierasco sconvolto dalla violenza. La Barroll non è sicuramente la Christie, tant’è che persino in questi tempi di informazioni alla portata di tutti grazie ad internet della scrittrice ho scoperto soltanto che è americana e che vive (o ha vissuto) dividendosi fra New York e il Maryland. Eppure io ho decisamente apprezzato il suo “L’incubo di Cape Cod“, che si è guadagnato un posto fra i miei gialli preferiti e che suggerisco caldamente a tutti gli amanti del genere investigativo.





“L’incubo di Cape Cod” di Clare Barroll –
Recensione 
Postato il [Titolo originale: A strange place for murder]

Il mio giudizio in breve: Giallo denso di suspense che si avvale di una protagonista simpaticamente impicciona per svelare i misteri di un piccolo centro di provincia dove tutti paiono conoscersi, eppure tutti conservano segreti di vario genere. Bello anche il tocco romantico dato dall’attrazione di Lisa per Johnny, che non per questo comunque esce troppo presto dal novero dei sospettati.

incubocapecod

Il genere giallo è uno dei miei preferiti, eppure curiosamente trovo difficile assegnare a questi romanzi giudizi entusiasti come mi capita in altri casi. Credo che in par Credo che in parte dipenda dal fatto che un poliziesco letto una volta perde la sua caratteristica base – ovvero la parallela indagine del lettore per giungere a scoprire il colpevole; in parte però penso che il mio non aver mai assegnato un indimenticabile ad un libro giallo dipenda dal fatto che questa categoria più di altre risente di un eventuale struttura non perfetta della narrazione.

Le storie romantiche sono prevedibili nella loro struttura ma, se lo sviluppo è originale e accompagnato da un ritmo sostenuto, l’insieme può risultare assolutamente perfetto. Le storie fantasy o di fantascienza godono di una libertà anche maggiore, perché a parte l’ambientazione – che le fa appunto ricadere in una o nell’altra categoria – esse possono poi caratterizzarsi nella maniera più diversa. I libri umoristici si basano sulla capacità dell’autore di far ridere e sorridere il pubblico, le biografie e i romanzi storici in genere sull’abilità di ricreare la giusta atmosfera in modo credibile.

Per un poliziesco – almeno a mio parere – il problema è che una storia fondata solo sull’intreccio investigativo rischia di essere poco avvincente, ma se lo scrittore non riesce a dosare bene le altre componenti (ambientazione, dialoghi, approfondimento psicologico, un’eventuale sotto-trama rosa) pur essendo l’insieme intrigante il risultato non è comunque brillante. Ed ancora peggiore è il caso in cui i fattori di contorno siano validi ma risulti debole la trama poliziesca, perché da un giallo ci si attende ovviamente che sia adeguatamente sviluppata la parte mistery.

Tutta questa lunga introduzione per spiegare come, secondo me, “L’incubo di Cape Cod” sia una miscela straordinariamente ben dosata dei vari ingredienti che concorrono a rendere praticamente perfetto un giallo: un delitto stupefacente in apertura della storia, altri omicidi o tentati omicidi lungo lo svolgersi della vicenda, un interessante cast di personaggi, qualche dialogo vivace, indizi sparpagliati con noncuranza qua e là in modo che a lettura conclusa il lettore possa riannodare tutti i fili lasciati sciolti durante il progredire degli eventi.