lunedì 3 ottobre 2022

Q < Videor

 Niente è più superfluo delle dichiarazioni di principio d'un nuovo giornale. « Quindici » ha nulla da dichiarare, anche perchè si ripromette d'essere parziale e contraddittorio. « Quindici» < Videor  > spera di diffondere dei dubbi e di rovinare alcune certezze; d'essere. insomma, un sano elemento di disordine.

 Non occupa posizioni non riempie vuoti. Ogni autore sottoscrive le idee che portano la sua firma e non soltanto. E' un periodico redatto da un gruppo:< Videor  > ma ciascuno dei suoi appartenenti è perfettamente libero non solo da ogni disciplina redazionale ma anche anche da ogni disciplina di affinità.

La sua libertà è garantita dal basso costo di esercizio < Videor  > la povertà della veste tipografica oltre che un omaggio all'intelligenza dei lettori è anche un prezzo che si paga per comprarsi una vera indipendenza

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Q-cu

 Alfredo Giuliani direttore 

Niente è più superfluo delle dichiarazioni di principio d'un nuovo giornale. « Quindici » ha nulla da dichiarare, anche perchè si ripromette d'essere parziale e contraddittorio. « Quindici» spera di diffondere dei dubbi e di rovinare alcune certezze; d'essere. insomma, un sano elemento di disordine.

 Non occupa posizioni non riempie vuoti. Ogni autore sottoscrive le idee che portano la sua firma e non soltanto. E' un periodico redatto da un gruppo: ma ciascuno dei suoi appartenenti è perfettamente libero non solo da ogni disciplina redazionale ma anche anche da ogni disciplina di affinità.

La sua libertà è garantita dal basso costo di esercizio: la povertà della veste tipografica oltre che un omaggio all'intelligenza dei lettori è anche un prezzo che si paga per comprarsi una vera indipendenza

Trad.

 Simenon dal barbiere 

Di solito insieme, come Gianni e Pinotto o Bing Crosby con Bob Hope, arrivano dal barbiere del Carlton ogni mattina Henry Miller e Georges Simenon. 

E sullo sfondo, coi giornali o in mutande, passano e ripassano i soliti Marc Chagall, Magali Noél, Tristan Tzara, Fellini e Rossellini, Michel Leiris, i due Mastroianni, Betsy Blair, Maurice Thorez in carrozzella spinta dalla vedova Léger, e in Citroén nera di rappresentanza il Direttore Generale Picon tra i flics in motocicletta che minacciano di travolgere vecchi ex-surrealisti vestiti da impiegati malandati stilla Croisette. 

Ma con quell'aria voluta e ostentata da finto tonto che la sa assai lunga, un completino di lanetta grigetta quasi bianca, da Standa belga o Upim svizzera, scarpe bianche, calze arancione corte e cravatta carota a pois bianchi grossissimi, Simenon li fende tutti senza salutarli, portando in giro piuttosto divertito per tutto il Festival — come un arciprete il Santissimo — la sua famosa pipa ingombrante e massiccia, anche poco usufruita. 

Sempre accompagnato da una moglie con tono di baronessa altera e cortese in spiaggia, e lo chignon più alto di tutta Cannes, almeno venti centimetri: la Petronilla della nostra infanzia! Ma forse i parrucchieri del Gaiton si ispirano a un documentario sulle acconciature delle donne indù, molto piaciuto in questi giorni. Si è d'accordo di non hatare sul cinema, per il lisci-- 

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sabato 1 ottobre 2022

Quindici

Niente è più superfluo delle dichiarazioni di principio d'un nuovo giornale. « Quindici » ha nulla da dichiarare, anche perchè si ripromette d'essere parziale e contraddittorio. « Quindici» spera di diffondere dei dubbi e di rovinare alcune certezze; d'essere. insomma, un sano elemento di disordine.

 Non occupa posizioni non riempie vuoti. Ogni autore sottoscrive le idee che portano la sua firma e non soltanto. E' un periodico redatto da un gruppo: ma ciascuno dei suoi appartenenti è perfettamente libero non solo da ogni disciplina redazionale ma anche anche da ogni disciplina di affinità.

La sua libertà è garantita dal basso costo di esercizio: la povertà dellla veste tipografica oltre che un omaggio all'intelligenza dei lettori è anche un prezzo che si paga per comprarsi una vera indipendenza 

https://www.youtube.com/watch?v=vX24XVYyZ44
Quindici
ALFREDO GIULIANI
 “Rivista mensile fondata a Roma nel 1967, diretta da Giuliani. Stampata a Roma dalla tipografia Castaldi per conto delle Edizioni Quindici, è nata per iniziativa della “neoavanguardia”, che trova nei nomi di Giuliani, Balestrini, Eco, Sanguineti, Guglielmi, Pagliarani i suoi più noti protagonisti. Ha cessato le pubblicazioni nel 1969***, in seguito a dissensi sorti all’interno della redazione sull’indirizzo politico. Una parte dei collaboratori di “Q.” ha dato vita al periodico “Compagni”, esclusivamente rivolto all’attivismo politico..”. Così Diz. Vallecchi “Autori Italiani e contemporanei”,II, p. 1100. Alc. numeri con ingialliture alle pieghe, altrimenti esempl. ben conservato.


Sulla conclusione dell'esperienza di ''Quindici''
Essendosi prefissi lo scopo di dare maggiore spazio possibile sulle pagine del mensile ai diversi ambiti della contemporaneità, i collaboratori di “Quindici”, fin dalla sua prima uscita, cercarono di far convivere interventi di carattere politico con quelli di ambito più strettamente culturale, ed è proprio questa duplice presenza a scatenare dubbi e dissensi all’interno del gruppo di lavoro. Giuliani, consapevole della rilevanza assunta da questa scissione, cominciò a sentire che il potere di contestazione, ovvero la base della neoavanguardia, si stava spostando “in altre mani”, non più in quelle dei partiti politici che precedentemente l’avevano gestita e logorata, ma nelle «grandi voci della protesta internazionale». La neoavanguardia iniziò di conseguenza una sua personale crisi interna e venne travolta dagli eventi rivoluzionari che il 1968 portò con sé: alcuni collaboratori continuarono ugualmente a dare spazio ai fatti culturali per cui la rivista era nata, mentre altri dedicarono sempre più spazio a documenti ed articoli riguardanti il dissenso socio–politico in atto.

Alla base della scelta di Giuliani si colloca la differenza, delineata in precedenza, fra sperimentalismo ed avanguardia: nel Gruppo 63, e dunque in “Quindici”, sono convissute entrambe queste componenti, ma nel momento in cui il movimento scelse la via dell’avanguardia, ovvero l’impegno politico e pubblico a discapito dello sperimentalismo linguistico, si creò al suo interno una spaccatura tale da portare la rivista verso «un deliberato suicidio». La conflittualità di queste due anime del Gruppo fu regolata e tenuta in equilibrio grazie ad un continuo dialogo fra i suoi membri e, in principio, ne costituì la vera forza provocatrice nei confronti dell’esterno. Quando tutto ciò andò a mancare si urtarono una fase di assopimento sperimentale letterario-linguistica con una fase opposta di grandissimo dinamismo sociopolitico, generando delle crepe tali da disgregare il quadro generale del movimento. I membri del Gruppo presero strade diverse e si creò in questo modo un panorama assai mutato: le tensioni fra redattori e collaboratori erano dovute a forti dissensi tra chi, come Nanni Balestrini, si schierò verso una posizione nettamente favorevole ad interventi di carattere politico per dare spazio alle rivolte che stavano sconvolgendo la penisola ed il mondo interno, e chi, come lo stesso direttore Alfredo Giuliani, cercò di mantenere quella distinzione fra dimensione culturale e dimensione politica che era stata la caratteristica distintiva, e allo stesso tempo il punto di forza, dell’esperienza di “Quindici”.
«Il disagio s’è precisato: è il rifiuto di prestarsi al consumo del Dissenso», con questa frase, e con le sue dimissioni ufficiali, Giuliani si pose netto contrasto nei confronti di quella che definì «l’Ortodossia del Dissenso», ovvero il voler mercificare ogni evento facente parte delle rivolte in atto durante quegli anni, dando così maggiore spazio alla parte pratica, e quindi all’azione politica, a discapito della parte teorica, ovvero lo sperimentalismo linguistico che inizialmente fu il vessillo del Gruppo 63 e della loro rivista. Come contraltare alle parole del direttore di “Quindici” seguì un articolo scritto da Umberto Eco e pubblicato all’interno dello stesso numero con il titolo Pesci rossi e tigri di carta. Da una parte Eco si mostrò consapevole dell’importanza che i mass media, e in generale l’informazione, stavano avendo nello svolgimento delle lotte politiche di quegli anni, influenzandone inevitabilmente le scelte ed il corso, quindi dal suo punto di vista risultava impossibile la pretesa da parte di “Quindici” di volersi sottrarre totalmente da questo tipo di discorso. Piuttosto era auspicabile una revisione del concetto di impegno e quindi della nozione di cultura stessa; la cosa, evidentemente, non fu mai compiuta dai collaboratori, ma rifiutare “Quindici”, come fece Giuliani, per come si era configurato in quel momento corrispose al rifiuto di tutto il lavoro precedente e significò che «anche i discorsi già iniziati non avevano senso». Dall’altra parte, proseguendo le sue riflessioni, Eco diede conferma alle motivazioni esposte dal direttore del mensile: «Nell’affrontare il discorso dell’anno 1968, “Quindici” è parso darsi in appalto. Mentre alcuni dei vecchi collaboratori continuavano a recensire libri di “letteratura”, altri collaboratori, per lo più anonimi inondavano il giornale di documenti sulla “contestazione”. [...]