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venerdì 1 luglio 2011

fatta di chiacchiere come la nostra

E vivono separati l’uno dall’altro come ere lontane -
Ai loro occhi la verità è la somma di pena che possono sopportare;
Non fatta di chiacchiere come la nostra, ma di gemiti soffocati -
E sono remoti come piante; noi viviamo altrove.


/2008/02/le-parole-e-le-altre 

giovedì 23 giugno 2011

L’andamento dei mercati

Come chi dice all’emissario, ed è il suo messaggio:
« Velate il volto delle donne; alzate il volto dei figli; e la consegna è di lavare il sasso delle soglie... Vi sussurrerò il nome delle fonti ove, domani, immergeremo un puro corruccio » .
*
Ed è l’ora, Poeta, di declinare il tuo nome, la nascita, e la razza...
[saint-john perse]



L’andamento dei mercati ha avuto come conseguenza che
amore fisico intristisce e il rapporto fra i sessi
sì e’ reso dipendente da ogni sorta di fantasie
così che fisicamente, con il tocco della mano
o con il suono della voce, non si conclude piu’ nulla.
Ormai soltanto grazie a determinate fantasticherìe
il sesso della donna si bagna o resta asciutto.
Il desiderio di venir sfruttati, o il desiderio
di non venir sfruttati
inceppano gli effetti deì toccamenti
determinati vantaggi eccitano a natura piu’ di tutto il resto.
Non si aspettano, stando a letto insieme, le conseguenze del calore,
la mano che accarezza leggera non risveglia il desiderio
sotto di essa non inturgidisce piu’ il seno
ne’ si aprono e ginocchia alle ginocchia che premono
non un’ondata dì attrazione spazza
via i pensieri. 

Perchè in essi dimora l’immagine dì una condizione,
per la verita’ non dipendente da loro, dunque immagine folle
di una condizione che tutto permetterebbe, persino l’ìmpulso naturale
di accordi vantaggiosi finalmente conclusi
e in dipendenza di essi ancora immagine
di un tale appagamento di una tale ebbrezza
come non si era conosciuta eguale. 

C:\lacab\brec.wri

mercoledì 22 giugno 2011

Saint-John Perse, Eloges (83-85)

  stoglie dall’ombrinale
  lo splendore delle acque porpora squamate di grassi e d’urine, dove il sapone trama come tela di ragno.

*
   Sul rialto di cornalina, una ragazza vestita come un re di Lidia.

XIV

   Silente va la linfa e sfocia sulle rive sottili della foglia.
   Ecco un cielo di paglia ove lanciare, oh, lanciare! con forza la torcia!
   Io, ho voltato le spalle all’impulso.
   O amici che non conosco, dove siete?.. Non vedrete anche questo?... porti crepitanti, belle acque di rame molle dove mezzodì sbricciolatore di cémbali buca l’ardore del suo pozzo... Ed è l’ora

   in cui le città surriscaldate, in fondo ai viali, viscosi sotto le pergole diacce, l’acqua scorre nei bacini chiusi
violata
  dalle rose verdi di mezzodì.. e l’acqua nuda è simile alla polpa d’un sogno, e il Sognatore è sdraiato là, e
fissa il soffitto con l’occhio d’oro che guerreggia...
  E il fanciullo che torna dalla scuola dei Padri, affettuoso lungo l’affetto dei Muri fragranti di pane caldo,
vede in fondo alla strada dov’egli gira
  il mare deserto pià fragoroso di un’asta di pesci. E le botti di zucchero scorrono, presso gli scali di marcassite dipinti, a grandi fogliami, di petrolio

83 
  e negri portatori di bestie sgozzare s’inginocchiano alle ceramiche delle Macellerie Modello, scaricando un carico d’ossi e di fatica,
  e al crocevia del Mercato in bronzo, alta dimora corrucciata ove pendono i pesci e che s’ode cantare nelle sue foglie di ferro, un uomo glabro, in cotonina gialla, getta un grido: io sono Dio! e altri: è pazzo!
 
e un altro invaso da brama d’uccidere s’avvia verso il Castello-d’Acqua con tre palline di veleno: rosa, verde, indaco.

  Io, ho voltato le spalle all’impulso.


XV

  Infanzia, mio amore, ho tanto amato anche la sera:
è l’ora di uscire.
  Le nostre fantesche sono entrate nelle corolle delle vesti.., e incollati alle persiane, sotto le nostre trecce ghiacciate, abbiamo
  visto come lisce come nude alzano in cima alle braccia l’anello molle della veste.
  Le nostre madri stanno per scendere, fragranti dell’erba-di-Madame-Lalie... I loro colli sono belli. Va avanti e annuncia: « Mia madre è la più bella! » Odo già
  i lini inamidati,
che trascinano per le stanze un dolce rumore di tuono... E la Casa! la Casa? .. ne usciamo!
  Il vegliardo stesso m’invidierebbe un paio di raganelle
  e di stormire come una liana da baccelli, la guilandina o la mucuna.
85

Saint-John Perse, Exil (237-239 )

   Straniero, su ogni spiaggia di questo mondo, senza uditorio nè testimonio, porta all’orecchio del Ponente una conchiglia senza memoria:
   Ospite precario nei sobborghi delle nostre città, tu non passerai la soglia dei Lloyds, dove la tua parola non ha alcun corso e il tuo oro è senza titolo...
   « Io abiterò il mio nome
», fu la tua risposta aì questionari del porto. E, sui tavoli del cambiavalute, tu altro non hai che torbido da produrre,
   Come le grandi monete di ferro conumate dal fulmine. 

VII 

  
« .. Sintassi del lampo! o puro linguaggio dell’esilio! Lontana è l’altra riva ove il messaggio s’illumina:
   Due fronti di donne sotto la cenere, dallo stesso pollice visitate; due ali di donne alle persiane; dallo stesso soffio suscitate...
   Dormivi stanotte, sotto il grande albero di fosforo, cuore d’orante per il mondo, madre del Proscritto, quando negli specchi della camera impresso fu il tuo volto?
   E tu più pronta sotto il lampo, tu più pronta al sussulto sull’altra riva della sua anima, compagna e scarsezza della sua forza, tu dal soffio al suo sempre unito,
  Ti siederai ancora sul suo letto deserto, nella collera del tuo spirito di donna?
  L’esilio non è d’ieri! L’esilio non è d’ieri!... Esecra, o donna, sotto il tuo tetto un canto d’uccello barbaresco...
237
   Tu non ascolterai la tempesta moltiplicare in lontananza la corsa dei nostri passi senza che il tuo grido di donna nella notte non assalga ancora nel suo nido l’aquila equivoca della felicità »
   .. Taci, debolezza, e tu, profumo di sposa nella notte come mandorla stessa della notte.
   Dappertutto errante sulle spiagge, ogni dove errante sui mari, taci, dolcezza, e tu presenza attrezzata d’ali all’altezza della mia sella.
   Riprenderò la corsa di Nùmide, lungo il mare inalienabile... Nessuna verbena fra le labbra, ma sulla lingua ancora, come t’assale, questo fermento del vecchio mondo.
   Il nitro e il natro son temi dell’esilio. Il nostro pensare corre all’azione su piste ossose. Il lampo m’apre il letto di più vasti disegni. La tempesta invano sposta i limiti dell’assenza.
   Quei che andarono a incrociarsi alle grandi Indie atlantiche, quei che fiutano l’idea nuova alle freschezze dell’abisso, quei che soffiano nei corni alle porte del futuro
   Sanno che sulle sabbie dell’esilio sibilano le alte passioni rese spirali a sferza di lampo... O Prodigo sotto il sale e la schiuma di Giugno! serba viva fra noi la forza occulta del tuo canto!
   Come chi dice all’emissario, ed è il suo messaggio:
« Velate il volto delle donne; alzate il volto dei figli; e la consegna è di lavare il sasso delle soglie... Vi sussurrerò il nome delle fonti ove, domani, immergeremo un puro corruccio »
*

Ed è l’ora, Poeta, di declinare il tuo nome, la nascita, e la razza...
239

martedì 21 giugno 2011

E i poemi della notte prima dell’alba ripudiati

IV

Strana fu la notte in cui tanti soffi si smarrirono al crocicchio delle stanze...
E chi dunque avanti l’alba erra agli orli del mondo con codesto grido per me? Quale giovane ripudiata al sibilo dell’ala se n’andò a trovare altre soglie, quale giovane maleamata,
Nell’ora in cui le labili costellazioni che mutano di
vocabolo per gli uomini d’esilio declinano nelle sabbie in cerca d’un luogo puro?
Dappertutto errante fu il suo nome di cortigiana presso i preti, alle grotte verdi delle Sìbille, e il mattino sulla nostra soglia seppe toglier tracce di piedi nudi, fra sante scritture...
Schiave, servivate, e vane, tendevate le tele fresche per il cadere d’un detto puro.
Su lamenti di piviere se n’andò l’alba lamentosa, se n’andò l’ìade piovosa in cerca del detto puro,
E su rive antichissime fu chiamato il mio nome... Lo spirito del dio fumava fra ceneri d’incesto.


E quando assorbita fu fra le sabbie la sostanza pallida di quel dì,
Bei frammenti di storie alla deriva, su pale d’eliche, nel cielo pieno d’errori e d’erranti premesse, presero a virare per la delizia dello scoliaste.
E chi dunqùe era là e se n’andò sulla sua ala? E chi dunque, stanotte, sul mio labbro di straniero ha preso ancora mio malgrado l’uso di questo canto?
Rovescia, scriba, sulla tavola dei lidi, col rovescio del tuo sfllo, la cera impressa del detto vano.
223 Exil
Le acque del largo laveranno, le acque del largo sulle tavole, le più belle cifre dell’anno.
Ed è l’ora, o Mendfca, in cui sul volto chiuso dei grandi specchi di pietra esposti negli antri
L’officiante calzato di feltro e in guanti di seta greggia cancella a furia di maniche l’affiorare dei segni illeciti della notte. 


Cosi va ogni carne al cilicio del sale, il frutto di cenere delle nostre veglie, la rosa nana delle vostre sabbie, e la sposa notturna prima dell’alba ricondotta...
Ah! ogni cosa vana nel ventilabro della memoria, ah! ogni cosa insana ai pifferi dell’esilio: il puro nautilo delle acque libere, il puro mobile dei nostri sogni.
E i poemi della notte prima dell’alba ripudiati, l’ala fossile presa in trappola dai vasti vespri d’ambra gialla... 

 

Ah! bruciare, bruciare in cima alle sabbie, tutto questo tritume di piuma, d’unghia, di capelli pinti e di panni impuri,
E i versi nati ieri, ah! i versi nati una sera alla forca del lampo, sono come la cenere nel latte di donna, tracce infime...
E d’ogni cosa alata cui non siete usi, componendomi un puro linguaggio senza scopo,
Ecco ch’io progetto ancora un gran poema delebile...
 




« Come chi si sveste in vista del mare, come chi s’è alzato per onorare la prima brezza da terra (ed, ecco, la sua fronte s’è ingrandita sotto il casco),
225 Exil