
Ai loro occhi la verità è la somma di pena che possono sopportare;
Non fatta di chiacchiere come la nostra, ma di gemiti soffocati -
E sono remoti come piante; noi viviamo altrove.
/2008/02/le-parole-e-le-altre

stoglie dall’ombrinale
lo splendore delle acque porpora squamate di grassi e d’urine, dove il sapone trama come tela di ragno.
*Sul rialto di cornalina, una ragazza vestita come un re di Lidia.
XIV
Silente va la linfa e sfocia sulle rive sottili della foglia.
Ecco un cielo di paglia ove lanciare, oh, lanciare! con forza la torcia!
Io, ho voltato le spalle all’impulso.
O amici che non conosco, dove siete?.. Non vedrete anche questo?... porti crepitanti, belle acque di rame molle dove mezzodì sbricciolatore di cémbali buca l’ardore del suo pozzo... Ed è l’ora
in cui le città surriscaldate, in fondo ai viali, viscosi sotto le pergole diacce, l’acqua scorre nei bacini chiusi
violata
dalle rose verdi di mezzodì.. e l’acqua nuda è simile alla polpa d’un sogno, e il Sognatore è sdraiato là, e
fissa il soffitto con l’occhio d’oro che guerreggia...
E il fanciullo che torna dalla scuola dei Padri, affettuoso lungo l’affetto dei Muri fragranti di pane caldo,
vede in fondo alla strada dov’egli gira
il mare deserto pià fragoroso di un’asta di pesci. E le botti di zucchero scorrono, presso gli scali di marcassite dipinti, a grandi fogliami, di petrolio
83e negri portatori di bestie sgozzare s’inginocchiano alle ceramiche delle Macellerie Modello, scaricando un carico d’ossi e di fatica,
e al crocevia del Mercato in bronzo, alta dimora corrucciata ove pendono i pesci e che s’ode cantare nelle sue foglie di ferro, un uomo glabro, in cotonina gialla, getta un grido: io sono Dio! e altri: è pazzo!
e un altro invaso da brama d’uccidere s’avvia verso il Castello-d’Acqua con tre palline di veleno: rosa, verde, indaco.
Io, ho voltato le spalle all’impulso.
XV
Infanzia, mio amore, ho tanto amato anche la sera:
è l’ora di uscire.
Le nostre fantesche sono entrate nelle corolle delle vesti.., e incollati alle persiane, sotto le nostre trecce ghiacciate, abbiamo
visto come lisce come nude alzano in cima alle braccia l’anello molle della veste.
Le nostre madri stanno per scendere, fragranti dell’erba-di-Madame-Lalie... I loro colli sono belli. Va avanti e annuncia: « Mia madre è la più bella! » Odo già
i lini inamidati,
che trascinano per le stanze un dolce rumore di tuono... E la Casa! la Casa? .. ne usciamo!
Il vegliardo stesso m’invidierebbe un paio di raganelle
e di stormire come una liana da baccelli, la guilandina o la mucuna.85
Straniero, su ogni spiaggia di questo mondo, senza uditorio nè testimonio, porta all’orecchio del Ponente una conchiglia senza memoria:
Ospite precario nei sobborghi delle nostre città, tu non passerai la soglia dei Lloyds, dove la tua parola non ha alcun corso e il tuo oro è senza titolo...
« Io abiterò il mio nome », fu la tua risposta aì questionari del porto. E, sui tavoli del cambiavalute, tu altro non hai che torbido da produrre,
Come le grandi monete di ferro conumate dal fulmine.
VII
« .. Sintassi del lampo! o puro linguaggio dell’esilio! Lontana è l’altra riva ove il messaggio s’illumina:
Due fronti di donne sotto la cenere, dallo stesso pollice visitate; due ali di donne alle persiane; dallo stesso soffio suscitate...
Dormivi stanotte, sotto il grande albero di fosforo, cuore d’orante per il mondo, madre del Proscritto, quando negli specchi della camera impresso fu il tuo volto?
E tu più pronta sotto il lampo, tu più pronta al sussulto sull’altra riva della sua anima, compagna e scarsezza della sua forza, tu dal soffio al suo sempre unito,
Ti siederai ancora sul suo letto deserto, nella collera del tuo spirito di donna?
L’esilio non è d’ieri! L’esilio non è d’ieri!... Esecra, o donna, sotto il tuo tetto un canto d’uccello barbaresco...237Tu non ascolterai la tempesta moltiplicare in lontananza la corsa dei nostri passi senza che il tuo grido di donna nella notte non assalga ancora nel suo nido l’aquila equivoca della felicità »
.. Taci, debolezza, e tu, profumo di sposa nella notte come mandorla stessa della notte.
Dappertutto errante sulle spiagge, ogni dove errante sui mari, taci, dolcezza, e tu presenza attrezzata d’ali all’altezza della mia sella.
Riprenderò la corsa di Nùmide, lungo il mare inalienabile... Nessuna verbena fra le labbra, ma sulla lingua ancora, come t’assale, questo fermento del vecchio mondo.
Il nitro e il natro son temi dell’esilio. Il nostro pensare corre all’azione su piste ossose. Il lampo m’apre il letto di più vasti disegni. La tempesta invano sposta i limiti dell’assenza.
Quei che andarono a incrociarsi alle grandi Indie atlantiche, quei che fiutano l’idea nuova alle freschezze dell’abisso, quei che soffiano nei corni alle porte del futuro
Sanno che sulle sabbie dell’esilio sibilano le alte passioni rese spirali a sferza di lampo... O Prodigo sotto il sale e la schiuma di Giugno! serba viva fra noi la forza occulta del tuo canto!
Come chi dice all’emissario, ed è il suo messaggio:
« Velate il volto delle donne; alzate il volto dei figli; e la consegna è di lavare il sasso delle soglie... Vi sussurrerò il nome delle fonti ove, domani, immergeremo un puro corruccio » .*
Ed è l’ora, Poeta, di declinare il tuo nome, la nascita, e la razza...239
