mercoledì 10 ottobre 2012

Stand all'Università



Stando (da Stand) nell'Università più puntualmente, anche come insegnante, in questi anni d'inizio del secolo zero, ho avuto modo d'osservare più da vicino, intanto un buon campione dei nati negli anni '80 avanti secolo (circa 11 milioni di individui in tutto) – ma di questo diremo più oltre. I giovani studenti sono un buon punto di osservazione per vedere oltre; cosiddetti digitali, nell'università mettono in evidenza l'assoluta estraneità degli adulti-docenti al mondo delle tecnologie, che sono poi in sostanza tecnologie della conoscenza, quindi marcano l'estraneità dei loro insegnanti, e delle loro ricerche, al mondo tout court. Già perchè i ricercatori docenti del mondo accademico in Italia hanno solo marginalmente contatto con la ricerca nel mondo, dalla quale essi non dipendono e che fa a meno di loro senza particolari patemi.
Essi sono i famosi bravi a scuola, se vogliamo capirci in modo spiccio. Altri che per necessità vi passano attraverso vanno a cercarsi gloria e favori altrove, picchiando duro ed essendo pestati a dovere a loro volta. Queste anime candide invece prendono solo le sculacciate dai loro padri-padroni, magari con sguardi furenti, ma spesso con occhi bassi di sdegno. E' curioso come la loro bravura si riproduca con cooptazioni interne ed esterne, ma questo attiene a depravazioni del gusto che non oso indagare. Nelle culture anglosassoni i ricercatori delle università hanno una permanenza media di due anni nel ruolo, vale a dire che accanto ai pochi che danno continuità al sistema accademico, vi è una gran maggioranza che fluisce e rifluisce nelle varie articolazione della società che produce intorno. In Italia sono Ricercatori A Vita, e così sia.note-contro-note /2012/10/massimiliano-parente-da-dove-spunti eh?
Mi trovai ad insegnare, a sostenere il ruolo docente, per una buona idea del Dipartimento universitario di attingere al mondo della produzione e delle professioni al fine di integrare e stimolare la didattica dei nuovi corsi triennali, con un'articolazione degli studi necessaria alla realizzazione in atto dell'università di massa dei grandi numeri. Sappiamo bene com'è andata a finire: questi docenti minori vivacchiano al margine dell'area degli “eletti” in un sistema che non dialoga con l'esterno e che quindi li seleziona di conseguenza come impiegati di complemento (salmerie, logistica, sanità, etc). Nel mondo delle tecnologie della comunicazione siamo ritornati così ai tecnici, di formazione ingegneristica e strumentale, formati in regime di separazione consensuale in questa obsoleta formulazione disciplinare – che la nuova università avrebbe dovuto ridiscutere in corso d'opera nel pieno della ricollocazione dei saperi - ignari dei processi linguistici sottostanti se non in mirabili eccezioni che dialogano intensamente con il loro scripting a tutto campo con i saperi più disparati e imprevedibili.
poi, continua