giovedì 28 aprile 2011

McLuhan l'imbecille

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Solo Debord può dare dell'imbecille a un'altro geniaccio, McLuhan, in una vera discussione, dandogli ragione; può recuperare per un'intelligenza indispensabile che fluisce tra loro e noi.

Tuttavia, a dispetto delle sue frequenti intenzioni e dei suoi pesanti metodi per mettere in luce la dimensione piena di molte personalità considerate eccezionali, la società attuale, e non solo attraverso tutto ciò che ha sostituito le arti al giorno d’oggi o attraverso i discorsi al riguardo, dimostra molto più spesso il contrasto la totale incapacità si scontra con un’altra incapacità paragonabile; impazziscono, e fanno a gara per mettersi in rotta. Succede che un avvocato, dimenticando di figurare in un processo solo per rappresentare una determinata causa, si lasci influenzare sinceramente da un ragionamento dell’avvocato suo avversario, anche quando tale ragionamento non è più rigoroso del suo. Inoltre succede che un indiziato; innocente, confessi momentaneamente un delitto che non ha commesso; per il semplice motivo che era stato colpito dalla logica dell’ipotesi di un delatore che voleva ritenerlo colpevole (caso del dottor Archambeau, a Poitiers, nel 1984). 
Lo stesso McLuhan, il primo apologeta dello spettacolo, che sembrava l’imbecille più convinto del suo secolo, ha cambiato parere scoprendo finalmente, nel 1976, che la «pressione dei mass media porta all’irrazionale» e che sarebbe diventato urgente moderare il loro uso. In precedenza il pensatore di Toronto aveva passato vari decenni a meravigliarsi delle molteplici libertà procurate dal «villaggio planetario», istantaneamente accessibile a tutti senza fatica. I villaggi, contrariametite alle città, sono sempre stati dominati dal conformismo, dall’isolamento, dalla sorveglianza meschina, dalla noia, dalle chiacchiere ripetute all’infinito sulle stesse famiglie. Ed è così che ormai si presenta la volgarità del pianeta spettacolare; in cui non è più possibile distinguere la dinastia dei Gtimaldi-Monaco, o dei Borboni- Franco, da quella che aveva sostituito gli Stuart. Tuttavia oggi certi discepoli ingrati tentano di far dimenticare McLuhan e di rispolverare le sue prime trovate, puntando a loro volta a una carriera nell’elogio mediale di tutte le nuove libertà da «scegliere» in modo aleatorio nell’effimero. E probabilmente rinnegheraono se stessi più rapidamente del loro ispiratore. 
Lo spettacolo non nasconde che l'ordine meraviglioso che ha istituito è attorniato da alcuni pericoli. L’inquinamento degli oceani e la distruzione delle foreste equatoriali minacciano il rinnovamento dell’ossigeno della Terra; il suo strato di ozooo stenta a resistere al progresso industriale; le radiazioni di origine nucleare si accumulano in modo irreversibile. Lo spettacolo cooclude semplicemente che ciò non ha importanza. Vuole discutere solo sulle date e sulle dosi. E, solo a questo proposito, riesce a traoquillizzare; cosa che una mente prespettacOlare avrebbe giudicato impossibile
I metodi della democrazia spettacolare sono molto flessibili, contrariamente alla semplice brutalità del Diktat totalitario. Si può cossaesvare il nome quando la cosa è stata cambiata segretamente (della birra,. del manzo, un filosofo). Si può anche cambiare il nome quando la cosa è andata avanti segretamente per esempio in Inghilterra la fabbrica di trattamento delle scorie nucleari di Windscale è stata indotta a chiamare Sellafield dove ha sede per meglio dissipare i sospetti, e dopo un incendio disastroso nel 1957 (..)



Guy Debord. Commentari sulla società dello spettacolo, XIII , 1988