paterson city
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venerdì 25 maggio 2012
L'etica del Fare
L'etica del Fare. Pensate alle sequenze leggiadre del Nostro Ma vaffanculo! Inserito 13-03-2004 alle ore 14:09 Cristiano Testa Anonimo
e confrontatele con la volgarità del blog canagliesco 'i cumpà grillu;
andate a casa di Mazic, la nuova casa, e sedetevi in cucina, vi offrirà
un'aranciata amara, la perfida tecnocrate ionica; inerpicatevi sulla (...)
mercoledì 11 maggio 2011
Bevi e giaci e dimentica il mondo
Autoritratto
Le betulle, pazze di punti verdi.
L’orlo del bosco brucia del loro verde
brucia, ribolle. No, no, no.
Le betulle dischiudono le foglie
una per una, le foglie fragili sbocciano
fredde, isolate, una per una. Fiocchi snelli
oscillano dalle punte delicate dei rami.
Oh non so dire. Non c’è parola. Il nero
di colpo rompe in fiori. In ogni
pantano e pozza, vampe
di piccoli e bianchi fiori. Ahi, le betulle
pazze, pazze di verde.
Sparito il mondo, lacerato a brani
da questa beatitudine. Che mai
non ho fatto, e avrei dovuto fare?
O fratello, o tu vivente, viso rosso,
sciocco e ignorante, i piedi
su questo stesso fango che io tocco
e mangio.
Soli in questo terrore tu ed io,
a tu per tu su questa via
fasciati in questa fiamma!
Riposino i lucidi aratri,
già la terra nera ne lampeggia.
Ma la tua faccia!
Rispondimi. Ti acchiappo,
ti stringo, t’avvinghio. Punto il viso
contro il tuo, ti obbligo, a vedermi.
Prendimi tra le braccia, dimmi
la cosa più comune,
qualunque cosa. Capirò.
Sono le pazze betulle che si aprono
fredde, una per una.
Le mie stanze m’accoglieranno. Le mie stanze,
non più spazi soavi di un conforto
pronto a servirmi le sue briciole. Tenebra
li ha spazzati. Ed il cumulo
dei gialli tulipani s’è contratto nel vaso.
Ogni oggetto è alterato, attratto.
Io scosso, rotto contro una forza
che frantuma il conforto, esplode in pezzi
le mie caute pareti, stritola la mia casa,
mi lascia – il cuore in pugno
e sbigottito, gli occhi vuoti – e guardo
fuori, su un freddo mondo.
A primavera vorrei bere! A primavera
vorrei giacere ebbro, scordare tutto…
Il tuo viso, dammi il tuo viso, Yang Kue Fei,
le tue mani, le tue labbra da bere!
Dammi i polsi da bere.
Io ti trascino, annego in te, tu mi
sommergi. Bevi!
Salvami! Il sorbo è all’orlo
della radura. I cortili, una furia
di lillà in fiore, mi fanno impazzire di terrore.
Bevi e giaci e dimentica il mondo.
E freddamente le foglie delle betulle si aprono
una per una. Io freddamente le osservo –
Ed attendo la fine.
Che viene.
_________________________________
da: La Tigre Assenza – Cristina Campo, Adelphi 2007
Le betulle, pazze di punti verdi.
L’orlo del bosco brucia del loro verde
brucia, ribolle. No, no, no.
Le betulle dischiudono le foglie
una per una, le foglie fragili sbocciano
fredde, isolate, una per una. Fiocchi snelli
oscillano dalle punte delicate dei rami.
Oh non so dire. Non c’è parola. Il nero
di colpo rompe in fiori. In ogni
pantano e pozza, vampe
di piccoli e bianchi fiori. Ahi, le betulle
pazze, pazze di verde.
Sparito il mondo, lacerato a brani
da questa beatitudine. Che mai
non ho fatto, e avrei dovuto fare?
O fratello, o tu vivente, viso rosso,
sciocco e ignorante, i piedi
su questo stesso fango che io tocco
e mangio.
Soli in questo terrore tu ed io,
a tu per tu su questa via
fasciati in questa fiamma!
Riposino i lucidi aratri,
già la terra nera ne lampeggia.
Ma la tua faccia!
Rispondimi. Ti acchiappo,
ti stringo, t’avvinghio. Punto il viso
contro il tuo, ti obbligo, a vedermi.
Prendimi tra le braccia, dimmi
la cosa più comune,
qualunque cosa. Capirò.
Sono le pazze betulle che si aprono
fredde, una per una.
Le mie stanze m’accoglieranno. Le mie stanze,
non più spazi soavi di un conforto
pronto a servirmi le sue briciole. Tenebra
li ha spazzati. Ed il cumulo
dei gialli tulipani s’è contratto nel vaso.
Ogni oggetto è alterato, attratto.
Io scosso, rotto contro una forza
che frantuma il conforto, esplode in pezzi
le mie caute pareti, stritola la mia casa,
mi lascia – il cuore in pugno
e sbigottito, gli occhi vuoti – e guardo
fuori, su un freddo mondo.
A primavera vorrei bere! A primavera
vorrei giacere ebbro, scordare tutto…
Il tuo viso, dammi il tuo viso, Yang Kue Fei,
le tue mani, le tue labbra da bere!
Dammi i polsi da bere.
Io ti trascino, annego in te, tu mi
sommergi. Bevi!
Salvami! Il sorbo è all’orlo
della radura. I cortili, una furia
di lillà in fiore, mi fanno impazzire di terrore.
Bevi e giaci e dimentica il mondo.
E freddamente le foglie delle betulle si aprono
una per una. Io freddamente le osservo –
Ed attendo la fine.
Che viene.
_________________________________
da: La Tigre Assenza – Cristina Campo, Adelphi 2007
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